| XI Domenica del T.O. (A): Es 19,2-6; Rom 5,6-11; Mt 9,36-10,8 |
| Scritto da Dominus Aelredus | |
| sabato 14 giugno 2008 15:19 | |
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Cari fratelli e sorelle, La Chiesa delle origini porrà regole con cui escludere alcune categorie di persone. Lo stesso San Paolo e lo stesso San Giovanni saranno intolleranti con chi non è della Chiesa: “Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse” (2Gv 10). San Paolo ci ricorda che Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto, debole e ignobile per confondere gli intelligenti, i forti e i sapienti di questo mondo. Nella lettera ai Romani San Paolo ci dice che "mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi". E con un’audacia ancor più grande che Gesù fu fatto “peccato” da Dio. Sì Dio fece Gesù peccato, l’ultimo degli ultimi, l’escluso e il reietto, perché ogni escluso e reietto trovasse posto in Cristo. Sì in Cristo Gesù, ormai, c’è posto per chiunque è escluso per motivi economici (il povero); è escluso per motivi politici (il pubblicano); è escluso per motivi morali (la prostituta); è escluso per motivi etnici (il Samaritano) e per motivi religiosi (il pagano). "Mentre eravamo ancora peccatori"; non dopo, ma mentre, intanto che eravamo ancora dei bastardi e imbroglioni, Gesù muore per noi. E non perché siamo giusti, santi e nobili, muore per noi; ma siamo giusti, santi e nobili perché Dio ci ama e ci ha scelti. Se tra Dio e il peccatore c’è simpatia e compassione, vuol dire che Dio non è interessato innanzi tutto ai suoi diritti e a ristabilire l'ordinamento morale del mondo. No. Se Dio ci ama mentre eravamo ancora peccatori, vuol dire che il suo amore è incondizionato. Proprio identificandosi con il peccatore, divenendo lui stesso “peccato”, Dio rivela che il suo amore è per tutti. Così è l’amore cristiano. San Paolo dice "mi son fatto giudeo e pagano, tutto a tutti". Non si tratta solo di tolleranza o di rispetto della dignità altrui, ma capacità di entrare in compassione con l’altro, anche con chi è agli estremi. "mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi". Come Dio è divenuto uomo rimanendo Dio, così il cattolico è chiamato a incarnarsi nella vita degli altri. Tale compassione implica la capacità di assumere i problemi degli altri come miei. Il pastore Martin Niemoeller della Chiesa confessante sotto Hitler scrisse: «Quando le SS sono venute ad arrestare i sindacalisti, non ho protestato perché non ero un sindacalista. Quando sono venute ad arrestare i Rom, non ho protestato perché non ero un Rom. Quando sono venute ad arrestare gli Ebrei non ho protestato perché non ero un Ebreo. Quando, alla fine, sono venute ad arrestare me, non c'era più nessuno a protestare». A conclusione vorrei riportare quanto afferma il cardinale Carlo Maria Martini in quella che potrebbe essere una delle sue ultime interviste concesse. Parlando di Dio e della Chiesa il cardinale dice che “non si può far “cattolico” Dio. Dio è al di là dei confini e dei nostri limiti istituzionali. Certamente ne abbiamo bisogno per vivere, ma non dobbiamo scambiarli per Dio, il cui cuore è sempre più grande. Non si lascia addomesticare o domare. Perché Dio non sia ridotto ai nostri poveri schemi, dobbiamo continuamente rifarci a Gesù, ascoltare Lui e coloro che sono poveri, oppressi, i malati: andare da loro e toccarli. Così Dio ci insegna a pensare in grande, in modo veramente cattolico. Dominus Aelredus |

