Battesimo del Signore (A) Is 42, 1-4.6-7; At 10,34-38; Mt 3, 13-17
La liturgia di questa domenica, Battesimo del Signore, che chiude il Tempo di Natale, ci pone dinanzi l’apparente paradosso del battesimo di Gesù, Messia e Figlio di Dio, che sceglie di sottomettersi al rito di Giovanni Battista, che è “per la conversione”. Con quest’atto, viene rivelata la vera natura di Gesù, quella di servo del Signore e di salvatore. “Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: -“Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”: il Battista riconosce la superiorità di Gesù, che di rimando gli dice: “Lascia fare per ora, poiché così conviene che adempiamo ogni giustizia”. La “giustizia” nel linguaggio matteano indica la “volontà di Dio”. Se di primo acchito può sembrare che sia Gesù a sottomettersi a Giovanni, in realtà entrambi si sottomettono alla volontà di Dio, che vuole così, perché il suo Servo inizi il suo cammino di obbedienza nell’umiliazione e nella morte. Il battesimo inaugura proprio questa fase, quella del progressivo abbassamento fino alla morte, cui seguirà la fase della gloria definitiva, inaugurata dalla risurrezione. Nel quadro disegnato dall’evangelista Matteo, inoltre, il valore portante del battesimo è significato dalle seguenti immagini: i cieli che si aprono, lo Spirito che scende in forma di colomba, posandosi su Gesù. Il “cielo” rappresenta il confine tra il “mondo degli uomini” e il “mondo di Dio” che è “sopra i cieli”, un limite invalicabile: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19), ma “ecco, si aprirono i cieli” (Mt 3, 16). Gesù ha la chiave per schiudere quella volta celeste che copre l’orbe terraqueo, mettendo in comunicazione Dio con l’uomo. Anche l’immagine dello Spirito che scende in forma di colomba su Gesù non fa altro che ribadire la sua divinità. Quando Dio manda il suo Spirito tutto è rinnovato (cf. Sal 104,30), perché “fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5). Nel chinarsi per ricevere il battesimo, Gesù si fa profondamente solidale con i peccatori ed è proprio in questo frangente che la voce di Dio dal cielo lo proclama “Figlio suo prediletto” in cui si compiace. Il volto di Dio e la Sua somiglianza in noi si manifesta proprio nell'imitare Gesù che si è fatto “piccolo con i piccoli”, “peccatore con i peccatori”, nel servizio e nell’amore. Sia Giovanni sia Gesù adempiono la “giustizia”, cioè compiono la volontà di Dio, testimoniandolo nella loro esistenza terrena facendosi “prossimi” ai peccatori, ai piccoli e ai diseredati. Gesù facendosi battezzare nel Giordano assume ogni bisogno dell’uomo, inaugurando la sua missione con un gesto che ratifica l’abbassamento della divinità, avvenuta nell’Incarnazione: “Il Verbo si fece carne e prese la sua dimora tra di noi” (Gv 1, 14). Oggi, siamo invitati a riscoprire la nostra vocazione cristiana e la nostra natura di “battezzati”, di fratelli e di figli nel Figlio unigenito del Padre celeste, consapevoli che, proprio in virtù di quest’incorporazione a Cristo, avvenuta per mezzo del nostro battesimo, dobbiamo seguirne le orme, imitandolo nel servizio ai fratelli e impegnadoci nell’amore vicendevole. Dopo il battesimo, non possiamo permetterci di vivere come se fossimo “monadi”, come se le nostre esistenze non fossero unite da un unico destino, quella della conformazione a Cristo, in virtù del battesimo, per condividerne un giorno la stessa gloria.
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