| La relazione |
| Scritto da Administrator | |
| domenica 10 ottobre 2004 05:00 | |
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Incontro del 10 ottobre 2004 Spunti di riflessione" (...) E' necessario, infatti, ricordare subito che, dal punto di vista della relazione la distinzione tra omosessuali ed eterosessuali è molto meno rilevante di quanto alcuni vorrebbero credere. Nel suo insieme di desiderio, gioia della scoperta, senso di sicurezza che nasce dal possedere ciò che si ama, tenerezza e gratitudine, così come nelle paure e sofferenze che l'accompagnano, la relazione affettuosa che lega due omosessuali è in tutto uguale a quella che si stabilisce tra un uomo e una donna.Detto questo, è però anche vero che ci sono pure differenze non trascurabili: per un verso possono sembrare delle difficoltà in più, per un altro, però, potrebbero essere invece delle possibilità da sviluppare in positivo. Partendo dall'esperienza di relazione in generale si deve dire che per l'omosessuale la relazione con gli altri è immediatamente più complicata: la percezione, a volte molto dolorosa, della propria diversità porta presto ad accorgersi che con molta gente, a volte addirittura con tutti, si è costretti a mettere tra parentesi una parte importante di sé, e dunque ogni relazione ne nasce mutilata, con conseguente frustrazione e accentuato senso di solitudine. La scoperta di altri omosessuali (e l'andarli a cercare è un bisogno molto forte e del tutto naturale) può fare scattare all'inizio un forte senso di riconoscimento e perfino di euforia, ma uno non tarda a rendersi conto che anche all'interno del mondo omosessuale le relazioni sono tutt'altro che facili, e non c'è da sorprendersi che i più duri nel denunciare lo squallore di certi ambienti e di certi comportamenti siano gli omosessuali stessi: è la delusione e la rabbia che esprime, a rovescio, l'aspettativa di una naturale solidarietà legata al fatto di essere minoranza. (....). Per queste ragioni l'omosessuale più degli altri è interessato alla realzione:la deve in qualche modo inventare affinando tutta una serie di strategie che deve scoprire pagando spesso di persona. Ma, d'altra parte, proprio per questo, è meno esposto al pericolo in cui può cadere la coppia eterosessuale che, corrispondendo a un modello riconosciuto, rischia di dare troppe cose per scontate. E' più difficile, certo, ma viene da dire che è un'avventura che vale la pena di correre. (...) Poste queste premesse, ne discende una prassi pedagogica che vorrei sintetizzare molto in breve in alcuni punti. Il primo è un invito a chi nella chiesa ha un ruolo ministeriale ed educativo a non concentrarsi esclusivamente sull'aspetto sessuale della relazione. Stiamo ancora scontando i danni che tale atteggiamento ha prodotto nella pastorale per i fidanzati, si cerchi di non commettere l'errore con gli omosessuali. Ciò significa che, a livello pedagogico, la persona omosessuale deve essere aiutata a fare nell'amicizia quell'apprendistato all'amore che è il compito di ogni persona. "(...) Delineato questo sfondo, o traguardo ideale, si apre un problema particolarmente acuto. Il tasso di fedeltà delle coppie omosessuali non sembra particolarmente alto quanto a durata. Si danno diverse interpretazioni del fenomeno. Gli omosessuali tendono a imputare il fatto al contesto sociale, che non dà alcun sostegno a queste coppie, anzi le scoraggia decisamente con tutta la serie di tabù e di rifiuti con cui è tuttora investita la condizione omosessuale. Gli altri, partendo da una visione radicalmente negativa dell'omosessualità, affermano che la forte componente narcisistica di tale condizione mina alla radice ogni possibilità di rapporto a due. Forse c'è un pò di verità in tutte e due le posizioni. Ma va anche ricordato che da una parte ci sono esempi di coppie omosessuali longeve e fedeli, e che dall'altra anche il mondo eterosessuale rivela oggi una fragilità relazionale impressionante." Domenico Pezzini, Per un cammino di vita interiore della persona omosessuale, in Credere Oggi n.116, Padova, Ed. Messaggero, 2000, pp. 92-94 "La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare. Dopo la Modernità liquida è la volta dell'Amore liquido. È questo il titolo del nuovo saggio di Zygmunt Bauman dedicato alle relazioni umane, alla loro molteplicità, varietà e soprattutto alla loro fragilità. Filosofo e sociologo di origine polacca trasferitosi in Inghilterra dove insegna da più di trent'anni, Bauman è considerato il teorico del "postmodernismo" e uno dei maggiori intellettuali europei. Nei suoi libri precedenti, tra cui ricordiamo, oltre al già citato Modernità liquida, La società individualizzata, Dentro la globalizzazione, La società sotto assedio e La solitudine del cittadino globale, l'autore ha affrontato alcuni dei temi più attuali della nostra epoca, dalla globalizzazione all'individualismo, dal consumismo alla povertà, dall'economia alla libertà. Questo suo ultimo lavoro si sofferma sull'analisi dei legami affettivi, desiderati e allo stesso tempo fortemente temuti dagli uomini e dalle donne di oggi: desiderati perché la solitudine fa paura e spinge a cercare l'unione e la vicinanza con l'altro; temuti, perché i legami stabili comportano impegni che vengono considerati spesso insopportabili e difficili da sostenere. Secondo Bauman nella modernità in cui viviamo, definita "liquida" perché estremamente mutevole e caratterizzata dal predominio della precarietà, del consumismo e della mentalità usa e getta, anche le relazioni sentimentali si dimostrano fragili e perennemente in discussione. La regola è sempre più spesso quella della "relazione tascabile", così chiamata perché può essere tenuta in tasca ed estratta solo all'occorrenza, piacevole ma senza il rischio di essere opprimente. Questo timore di impegnarsi - avvisa Bauman - non si limita alla sfera affettiva ma si estende anche a quella sociale, intaccando valori come la solidarietà e l'amore per il prossimo, che sono alla base della convivenza civile. Da qui all'affermarsi dell'individualismo e della xenofobia il passo è breve; anche queste sono "paure nate dalle incertezze e insicurezze dell'esistenza liquido-moderna". Parallelamente l'economia di mercato, sostenitrice del consumismo, favorisce l'affermarsi di un consumatore "solitario, egoistico ed egocentrico che ha eletto la ricerca del miglior affare a cura per la solitudine e che non conosce altra terapia". Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Bari, Laterza, 2004 |

