Home Riflessioni e altro Essere se stessi
Essere se stessi
Scritto da Administrator   
domenica 13 marzo 2005 05:00

Incontro del 13 Marzo 2005

Il corpo di Cristo (1Cor 12,12 - 13,13)

Fratelli, come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.
Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto.
Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno.

Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Salmo 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.

Il tesoro di Eisik

Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, Eisik figlio di Jekel rabbi di Cracovia, ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al Palazzo Reale.
Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga.
Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente s'avesse perso qualcosa o si aspettasse qualcuno.
Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese.
E il capitano scoppiò a ridere: "E tu, poveraccio, per dar retta ad un sogno sei venuto fin qui a piedi. Ah! Ah! Ah! Stai fresco a fidarti dei sogni!
Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l'altra metà Jekel! e rise nuovamente.
Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì una nuova sinagoga.

Da "Il cammino dell'uomo" di Martin Buber

Tracce di riflessione

Uomo, dove sei?: è la domanda rivolta da Dio ad Adamo che si era nascosto, e svela che quella domanda è posta ad ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, all'uomo che nascondendosi da Dio si nasconde a se stesso.
Ecco dunque delinearsi un vero itinerario della crescita, la maturità, l'autenticità dell'uomo. L'uomo per la sua crescita e per raggiungere l'autenticità deve innanzitutto tornare a se stesso.
L'uomo deve cioè fare della sua vita un cammino, rispondendo alla domanda: "Dove sei?" senza tentativi di nascondimento o affermazioni di impotenza.
Da questa prima tappa essenziale occorre prendere coscienza che sta davanti all'uomo una via particolare, sua propria: nessun tentativo di imitazione di ciò che è già stato percorso e nessuna pretesa che la propria via esclude ad altri la loro via: non c'è una via unica, occorre invece scegliere la propria, e scegliere significa anche rinunciare.
Qualunque sia la via scelta, se essa è la propria via e se la si persegue con fedeltà e perseveranza, alla fine si conosce la gioia, la bellezza, la pienezza, e quindi il cammino percorso può aprirsi a Dio.
Nel corso del cammino, grazie alla risolutezza e alla fedeltà, per l'uomo è possibile infatti un'unificazione di tutto il suo essere, corpo spirito. L'uomo è un essere diviso, contraddittorio, complicato, ma può conoscere il miracolo della unificazione mettendo la propria volontà in sinergia con la forza divina che giace nelle sue profondità.
Solo l'uomo unificato può compiere l'opera intera e non operare rammendi.
È necessario allora, per compiere l'opera grande, iniziare da se stessi, percorrere il cammino del "ritorno", e quindi raggiungere gli altri uomini con la coscienza che un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del mondo solo attraverso la propria trasformazione.
Questo cammino dell'uomo non è finalizzato alla salvezza della propria anima - sarebbe sublime egocentrismo - ma è per gli uomini, per il mondo.
Dalla domanda iniziale: "Dove sei?" si giunge quindi alla domanda finale: "Dove abita Dio?" con la rivelazione che Dio e là dove ci si trova, anzi, Dio è là dove l'uomo lo fa entrare mediante lo svolgimento fedele del suo compito, con il suo vivere le relazioni con i uomini, con gli esseri viventi, con le cose, con il creato.
Per sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l'esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi e persistendo sempre in questo nascondimento davanti al volto di Dio, l'uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità. Si crea in tal modo una nuova situazione che, di giorno in giorno e di nascondimento in nascondimento, diventa sempre più problematica.
È una situazione caratterizzabile con estrema precisione: l'uomo non può sfuggire all'occhio di Dio ma, cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso.
Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: mi sono nascosto. Qui inizia il cammino dell'uomo.
Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell'uomo l'inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano. Ma è decisivo, appunto, solo se conduce al cammino: esiste infatti anche un ritorno a se stessi sterile, che porta solo tormento alla disperazione e a ulteriori trappole.
Esiste un ritorno perverso a se stessi che, invece di provocare l'uomo al ravvedimento e metterlo sul cammino, gli prospetta insperabile il ritorno e così lo inchioda in una realtà in cui avvedersi appare assolutamente impossibile, in cui l'uomo riesce a continuare a vivere solo in virtù dell'orgoglio demoniaco, dell'orgoglio della perversione.
Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico. Ciascuno è tenuto a sviluppare e dar corpo proprio a questa unicità e irripetibilità.
In ognuno c'è qualcosa di prezioso che non c'è in nessun altro. Ma ciò che prezioso dentro di sé, l'uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, il proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio essere.
In realtà bisogna che l'uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le situazioni conflittuali che l'oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi così rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate.
I nostri saggi dicono: "Cerca la pace nel tuo luogo". Non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. Quando l'uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero.
Da "Il cammino dell'uomo" di Martin Buber

Nell'antropologia cristiana si nota che la distinzione fondamentale non è quella dell'anima e del corpo, né dell'anima e dello spirito. La vera distinzione è quella fra la natura e la persona.
La natura proviene dalla domanda: "Che cosa è?". Tale domanda è di genere neutro, il neutro del concetto.
La persona, invece, trascende ogni domanda. Essa non può definirsi, è inconcettualizzabile.
La persona è l'irriducibilità dell'uomo alla propria natura, la persona è l'irriducibile.
Si afferra sempre la natura, ma non si afferra mai una persona. Si afferrano solo degli oggetti, ma la persona non è un oggetto di conoscenza, più di quanto non lo sia Dio. Come Dio, essa è l'incomparabile, l'inesauribile, il senza fondo.
In genere siamo costantemente tentati di giudicare anziché accogliere. Sempre mettiamo sull'altro un'etichetta. Mettere un'etichetta significa non vedere più. La conoscenza degli altri è un modo di rassicurare o di giustificare i nostri pensieri. La vera conoscenza dell'altro, esige allo stesso tempo il rischio ed il rispetto.
Essere una persona significa affermare, nella comunione e per la comunione, una novità senza precedenti. In tal modo il cristiano non deve solo integrarsi nel corpo unificante del Cristo ma deve anche esprimersi liberamente, vivere come suo proprio destino la potenza di resurrezione che questo corpo racchiude.
Per il Cristo ogni persona è altrettanto importante anzi non c'è più un paragone.
Un amore in serie, ugualitario come spesso noi rappresentiamo l'amore del Cristo per gli uomini, sarebbe solo un'astrazione, una visione arida.

Questa è la ragione per cui il pudore è indispensabile. Affermarsi come una presenza personale significa manifestarsi come il volto e non come sesso.
I sessi affascinano per la loro stessa identità o piuttosto, nella polarizzazione dell'eros, per la massiccia alterità in cui affondano le differenze personale.
Il pudore non abolisce il mistero dei sessi.
Nulla tocca il mistero dell'esistenza personale come questo tema dell'amore umano e questa è la ragione per cui si impongono il rispetto della discrezione e ancora di più il precetto evangelico di non giudicare.
Davanti alla donna adultera, alla prostituta, alla samaritana, contrariamente ai farisei, rifiuta di dar privilegio alla miseria della carne, di fare del sesso il capro espiatorio della nostra angoscia: individua solo in questa miseria il segno della nostra comune situazione".

Da "Riflessioni sull'uomo" di Oliver Clément

Tutti i tentativi di spiegare me stesso a partire dai presupposti della comunità, della storia, della natura sono equivoci.
Perché ciò a cui rispondono queste "spiegazioni" sono interrogativi concernenti il contesto generale delle cause materiali, biologiche, storiche.
Ma l'interrogativo di cui qui si tratta è tutt'altro.
Esso è rivolto a qualcosa che esiste solo una volta: ossia a me...
E non perché io sia qualcosa d'importante, di straordinario, bensì perché io sono appunto io stesso e con questo cessa ogni collocazione nell'universale.
Io non so spiegare come io sia io-stesso; non posso dissolvere la mia esistenza in qualche regolarità naturale o storica, perché essa non è una necessità, bensì un dato di fatto; ma, al tempo stesso "il" dato di fatto per me decisivo che determina dall'intimo l'intera mia esistenza.
Tutto ciò vuol dire: io non sono in grado di spiegare me stesso, né di dimostrarmi, bensì devo accettarmi. E la chiarezza e il coraggio di questa accettazione costituiscono la base di ogni esistere.
Non mi è possibile adempiere a questa esigenza per via puramente filosofica. Mi è possibile soltanto a partire da qualcosa di più alto: e con questo entriamo nel campo della Fede.

Chi io sia lo comprendo solamente in ciò che sta al di sopra di me. Anzi: in Colui che mi ha dato a me stesso. E qui certo si fa vicino il significato dello Spirito Santo, del quale è detto che è "lo spirito della verità", che introduce a tutta la verità: esso può insegnarmi a comprendere quella verità che nessuno può insegnarmi, cioè quella di me stesso.

Da "Accettare se stessi" di Romano Guardini


Siamo ciò che ci ha ferito maggiormente nel passato.
Nel suo Le cinque ferite, la canadese Lise Bourbeau ha individuato cinque ferite associate a cinque tipologie di persone.
Ferita da rifiuto, figura del fuggitivo.
Da abbandono, figura del dipendente.
Da umiliazione, figura del masochista.
Da tradimento, figura del controllore.
Da ingiustizia, figura del rigido.
Riconoscersi in una di queste figure aiuta a non demonizzare quel che siamo e a capire meglio perché lo siamo: nella consapevolezza c'è il biglietto per il viaggio di ritorno.

Dalla rubrica "Cuori allo specchio" di Massimo Granellini su Specchio della Stampa

Chiediti

  • Qual è il desiderio più profondo che ti muove?
  • Ti capita di fingere? Dove, quando, perché?
  • Sei libero nei confronti della tua omosessualità?
  • Come vivi il rapporto tra la tua fede e la tua identità?
  • La vivi come impedimento o come dono?
  • Nei rapporti affettivi ti capita di voler mostrare ciò che non sei per ottenere ciò che vuoi?
  • Accogli le diversità degli altri?

 

Ascolta e leggi i testi delle canzoni proposte

Subsonica - Albe Meccaniche

Ho fatto nei miei giorni cose discutibili
e sotto pelle porto segni indelebili
Ho familiarizzato con le mie oscurità
e patteggiato sul dolore una stabilità
E ciò che può capitarti
quando rimani a guardarti
allineare risvegli
dentro albe meccaniche.
Ho affondato i denti
a puro scopo diagnostico
per ritrovare in fondo
solo cenere e costole
E ciò che può capitarti
quando rimani a guardarti
allineare risvegli
dentro albe meccaniche.
Nell'amara litania delle solite cose
ci si può morire sai
Nel conforto eutanasia delle solite cose ci si può finire...finire
Ho infilato il cappio
alle mie notti più lugubri
ma ho visto negli specchi
evaporare le immagini
e diventare vecchio
ciò che un tempo era giovane
Nell'amara litania delle solite cose
ci si può morire sai
Nel conforto eutanasia delle solite cose ci si può finire...finire
Nell'amara litania delle solite cose
ci si può morire sai
Nel conforto eutanasia delle solite cose ci si può finire...finire

Daniele Silvestri
L'uomo col megafono
L'uomo col megafono
parlava parlava parlava
di cose importanti,
purtroppo i passanti,
passando distratti,
a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo,
ma l'uomo col megafono
credeva nei propri argomenti
e per questo andava avanti,
ignorando i continui commenti
di chi lo prendeva per matto...
però il fatto è che lui...
soffriva... lui soffriva... davvero
L'uomo col megafono
cercava, sperava,
tentava di bucare il cemento
e gridava nel vento
parole di avvertimento e di lotta,
ma intanto la voce era rotta
e la tosse allungava i silenzi,
sembrava che fosse questione di pochi momenti,
ma invece di nuovo
la voce tornava, la voce tornava...
Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!
L'uomo e il suo megafono
sembravano staccati dal mondo,
lui così magro,
profondo e ridicolo insieme,
lo sguardo di un uomo
a cui preme davvero qualcosa,
e che grida un tormento reale,
non per un esaurimento
privato e banale,
ma proprio per l'odio e l'amore,
che danno colore e calore,
colore e calore
ma lui... soffriva... lui soffriva... davvero
Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!

Bluvertigo - Sono=Sono

Avrei potuto essere un famoso pianista
sarei potuto diventare un d.j.
giuravo che avrei fatto il portiere
era l'unico a differenziarsi
pensavo che non fosse della squadra
era vestito meglio e stava fermo
e quando io sto fermo
è perché ho qualcosa in mente
sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
sono come suono
avrei potuto fare l'ingegnere chimico
o semplicemente terminare gli studi
sarei riuscito a costruirmi la casa
invece così mi devo fidare
e quando mi fido
non serve che ti fidi tu
sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
forse neanche buono

Gianna Nannini - Volo

Ho aperto quello specchio
e c'ero dentro io
femmina perfetta
assomigliante a dio
potente creazione
preziosa superstar
acrobata del vizio
trullallerollerolà
mi hanno detto che non va
mi hanno detto non si fa
mi hanno detto smettila
con la tua anarchica personalità
e volo in alto sopra te
non ti tocco e sai perché
le mie ali sono fuoco
e ancora in alto ancora su
illuminando libertà
che ritornano nell'aria
ho scelto d'esibire
le mie diversità
come Pippi calzelunghe
leggendaria e unica
autentica emozione
la mia vanità
lucidata a nuovo
forse esploderà
mi hanno detto che non va
mi hanno detto non si fa
mi hanno detto smettila
con la tua anarchica personalità
e volo in alto sopra te
non ti tocco e sai perché
le mie ali sono fuoco
e ancora in alto ancora su
illuminando libertà
che ritornano nell'aria
volo.

 

Franco Battiato - E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare
l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace
ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno
al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.

Franco Battiato - La cura

Ti proteggerò
dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi
incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie
e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura
normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori
e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto
il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme
le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore
inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto
non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli
come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo,
e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.

Fabrizio de André - Princesa

Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare
Sotto le ciglia di questi alberi
nel chiaroscuro dove son nato
che l'orizzonte prima del cielo
ero lo sguardo di mia madre
"che Fernandino è come una figlia
mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio
sarà l'istinto sarà la vita"
e io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica
nel dormiveglia della corriera
lascio l'infanzia contadina
corro all'incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna
nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno seni miracolosi
perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
a Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore
e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia
sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita
dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro si arrende
che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un'unica stella
che squilla di luce di nome Princesa
a un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone

o matu (la campagna), o cèu (il cielo), a senda (il sentiero), a escola (la scuola), a igreja (la chiesa), a desonra (la vergogna), a saia (a gonna), esmalte (o smalto), espelho (o specchio), baton (il rossetto), o medo (la paura), a rua (la strada), a bombadeira (la modellatrice), a vertigem (la vertigine), o encanto (l'incantesimo), a magia (la magia),
os carros (le macchine), a policia (la polizia), a canseira (la stanchezza),
o brio (la dignità), o noivo (il fidanzato), o capanga (lo sgherro), o fidalgo (il gransignore), o porcalhao (lo sporcaccione), o azar (la sfortuna), bebedeira (la sbronza), as pancadas (le botte), os carinhos (le carezze) ,a falta (il fallimento), o nojo (lo schifo), a formusura (la bellezza) viver (vivere)

Ligabue - Salviamoci la pelle

Lui e lei hanno quel destino
scritto da altri, altre vite fa.
E' l'unica cosa che hanno, o, almeno,
e' l'unica cosa in eredità.
Lei qualche volta gli dice: Ti amo,
ma non può essere tutto qua,
qua non c'e' niente per nessuno:
andiamo via, andiamo, dai,
andiamo, va.
Lei ha la foto di sua madre,
un giorno o l'altro la guarderà
che così non vuole diventare,
che così, giura, mai non sarà.
Lui, la foto di suo padre l'ha dentro,
impressa a fuoco nell'anima,
impressa ad alcool, botte e insulti:
andiamo via, andiamo, dai,
andiamo, va.
Salviamoci la pelle
che, bella o brutta, e' quella lì:
rendiamola unica.
Salviamoci la pelle
tu tieni botta e dimmi di sì
che e' quello che co- e' quello che co- conta la la la la
Lei ha lasciato una letterina:
ci ha messo un anno a scriverla.
Lui ha lasciato sul comodino
due lire che suo padre berrà.
Bevono già molto i loro amici:
scappano via soltanto così,
solo che la mattina dopo son sempre lì,
son sempre lì, son sempre lì.
Salviamoci la pelle
che, bella o brutta, e' quella lì:
rendiamola unica.
Salviamoci la pelle!
Tu tienti stretta e dimmi di sì
che e' quello che co- e' quello che co- conta la la la la
Verso che cosa andiamo? lei chiede.
Lui dice Beh, questo non si sa,
però sappiamo bene cosa non c'era qua, non c'era qua, non c'era.
Poi lei si volta per un momento,
guarda quel posto ed accenna un ciao.
Lui a quel posto gli sputa contro
e spinge sul gas.
Salviamoci la, salviamoci la pelle,
Salviamoci la, salviamoci la pelle,
Salviamoci la, salviamoci la pelle
che e' quello che ci resta.
Salviamoci la, salviamoci la pelle,
Salviamoci la, salviamoci la pelle,
Salviamoci la, salviamoci la pelle
che e' quello che ci resta.

Vasco Rossi - Un senso

voglio trovare un senso a questa sera
anche se questa sera
un senso non ce l'ha
voglio trovare un senso a questa vita
anche se questa vita
un senso non ce l'ha
voglio trovare un senso a questa storia
anche se questa storia
un senso non ce l'ha
voglio trovare un senso a questa voglia
anche se questa voglia
un senso non ce l'ha
sai che cosa penso
che se non ha un senso
domani arriverà...
domani arriverà lo stesso
senti che bel vento
non basta mai il tempo
domani un altro giorno arriverà...
voglio trovare un senso a questa situazione
anche se questa situazione
un senso non ce l'ha
voglio trovare un senso a questa condizione
anche se questa condizione
un senso non ce l'ha
sai che cosa penso
che se non ha un senso
domani arriverà....
domani arriverà lo stesso
senti che bel vento
non basta mai il tempo
domani un altro giorno arriverà...
domani un altro giorno.... ormai è qua!
voglio trovare un senso a tante cose
anche se tante cose un senso non ce l'ha.

Tiromancino - Due destini

Ti ricordi i giorni chiari dell'estate
quando parlavamo fra le passeggiate
stammi più vicino ora che ho paura
perché in questa fretta tutto si consuma
mai non ti vorrei veder cambiare mai
Perché siamo due destini che si uniscono
stretti in un istante solo
che segnano un percorso profondissimo dentro di loro
superando quegli ostacoli
se la vita ci confonde
solo per cercare di essere migliori
per guardare ancora fuori
per non sentirci soli
Ed è per questo che ti sto chiedendo
di cercare sempre quelle cose vere
che ci fanno stare bene
mai io non le perderei mai
Perché siamo due destini che si uniscono
stretti in un istante solo
che segnano un percorso profondissimo dentro di loro
superando quegli ostacoli
che la vita non ci insegna
solo per cercare di essere più veri
per guardare ancora fuori
per non sentirci soli.

Mario Venuti - Fortuna

Nato danzando sul naso del mondo
Fortuna inventa la bellezza
nell'abbraccio delle sue tante famiglie
madri e sorelle che si curano di lui
e sguardi di sirene
che riposano negli angoli di casa sua
Questo ragazzo di quarant'anni
ha amato un uomo e poi una donna
mi racconta
che ha passato un anno e mezzo in una comune
nello stato di Bahia
ed anche se da tempo è ritornato
sarà sempre un figlio di Iemanjà
Dimmi se questa è o non è magia
axé axé fortuna a te
chi dice che non è vero
siamo obbligati ad essere felici
dimmi se questa è o non è magia
axé axé fortuna a te
storie di chi rimane
e chi invece lascia tutto e se ne va
Qui sono a riva nella spuma di un'onda
e qui invece mentre ballo il samba
certe volte io vorrei saperne meno
di come va il mondo,
ormai non mi sorprende più
sentire ancora un soffio di purezza
essere terra, selva vergine.

Fiorella Mannoia - L'assenza

Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c'è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell'assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un'antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C'è solo un posto dove puoi tornare
c'è solo un cuore dove puoi stare.

Carmen Consoli - L'Eccezione

Soffro nel
vederti infrangere
i principi sui quali era
salda un'esemplare dignità.
Condizione
inammissibile,
la discutibile urgenza
per cui è indispensabile
uniformarsi alla media.
Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l'eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell'anima comporterebbe
una lauta ricompensa.
Soffro nel
vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.
Credi sia
una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo
severo e vigile
della propria coscienza?
Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l'eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell'anima comporterebbe
una lauta ricompensa.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell'anima comporterebbe
una lauta ricompensa.

Carmen Consoli - Matilde Odiava I Gatti

Trovava di pessimo gusto
gli eccentrici culturisti dal fiato corto,
le bambole di porcellana
adagiate sul letto
tra pizzi e merletti.
Trovava di pessimo gusto
le smanie d'onnipotenza,
quei cani grotteschi in ceramica
esposti nell'atrio,
l'indiscrezione, sproloqui gratuiti.
Margherite bianche tra i capelli neri,
Matilde odiava i gatti,
gli arrampicatori sociali,
le cravatte verdi, le spiagge affollate.
Matilde odiava i gatti,
parenti, vicini e lontani.
Trovava di pessimo gusto
la pornografia occidentale,
il rigore similcattolico,
labbra siliconate ipertrofiche.
Margherite bianche tra i capelli neri,
Matilde odiava i gatti,
gli arrampicatori sociali,
le cravatte verdi, le spiagge affollate.
Matilde odiava i gatti,
parenti, vicini e lontani.
Margherite bianche tra i capelli neri,
Matilde odiava i gatti,
parenti, vicini e lontani.
Matilde odiava il tanfo d'urina,
tipico dei gatti in calore.
Un giorno prese la pistola
dal cassetto e sparò.
Ne colpì uno grigio e lo vide
cadere a terra esanime.
Ma pose fine al proprio dramma
soltanto nel momento in cui
premette il grilletto contro se stessa.
Margherite bianche tra i capelli neri,
Matilde odiava i gatti,
gli arrampicatori sociali,
le cravatte verdi, le spiagge affollate.
Matilde odiava i gatti,
parenti, vicini e lontani.

Patty Pravo - Emma Bovary

Alla fine di settembre, carica di umidità
Io mi abbandono ai miei pensieri
Né pentimenti né vanità
La mia mente si scioglie
Nella tua bocca di bugie
Lo sdegno per la tua violenza
Io reclamo pietà
E dici a me... parle-moi d'amour
Settembre mi ascolta,
piovoso e instabile
Aspetto ancora il mio momento che presto verrà
Un luogo nel mondo
Giusto per ingannare
La freccia che mi ucciderà
Mio capitano andiamo avanti
L'ardore dei miei sensi eternamente ritorna
Con severo disordine
La febbre per le membra
La voluttà finale della verità
O di un colpo di pistola
Alla fine di settembre, carica di umidità
Io mi abbandono ai miei pensieri
Né pentimenti né vanità
Il mio io si riprende la sua monotonia
La luce si illumina infondo ai viali
Aspetto ancora il mio momento
Aspettando l'inverno.

 
Creative Commons License